Mi è stato detto di ridere e gioire , sono viva , e dovrei quindi suo dire rivoltare il mio intestino e violentare ancora una volta ciò che resta della mia banale spensieratezza per fingere di ridere e gioire in un istante in cui mordo lembi di stoffa abbandonati qua e la e dormo abbracciata ad un cuscino sgualcito e ormai privo del nostro amore ?
Sono un frutto acerbo in questo albero sociale di ipocrisia , bagnato da lacrime troppo spesso simili alle mie ,e nascosto da foglie di irriverente menefreghismo .
SE provassi a lasciarmi cadere nella mia maturata agonia, so per certo che ad accogliermi sarebbero spioventi radici di odio aggrovigliate ad una logora gramigna di giudizio ed intolleranza.
Perciò resto ad appesantire questo misero ramo sociale , stressandolo non troppo per dargli l'illusione di non potersi spezzare , consapevole però di essere un frutto che resta "immutevole"(scusate , mi sono presa una licenza poetica) nel tempo anche sotto il freddo di questo grigio Natale.