mercoledì 11 febbraio 2026

Il passato

Trema la foglia in autunno,
consapevole del danno che a breve dovrà subire
nel lasciarsi dal suo ramo sicuro,
che tanto tempo prima — o solo qualche mese fa —
era la sua ancora di salvezza e vita.

Eccolo, un colpo di vento più forte,
solo lui capace di strapparla via dal suo passato
verso un futuro incerto.
Sembra volare, leggera e insicura,
in uno spazio impreciso
tra chioma e radici.

Eccola posarsi a terra.

Ora la foglia non trema più.
Riposa inerme,
ma con lo sguardo rivolto a ciò che fu
il suo breve vivere
in una natura così ciclicamente instabile.

Altre come lei la precedono e la seguono.
Ora non è sola:
fa parte di un nuovo sistema che, con delicata forza,
alimenta una nuova dimensione terrena,
mentre bambini si rincorrono e giocano
a far scrocchiare sotto le scarpe
ciò che resta della primavera.



martedì 10 febbraio 2026

Aurora

 "Aurora cresce senza spine

Quando il vento la reprime
Nell'abbraccio di mille rime
Mi imbroncio al sole umore incline
Al sapore delle uve prime
Senza calice tra le colline
Io , da sola, a fare l'amore "

Lamentatio

Lamentatio


Mens, lamentans, perite effugit, et simul tandem novam, laetam domum suam degustat, ultra viscera serpentis sapientis qui superbe mundi fatum sustinet, se pigre sinens sopiri iucundo torpore eius qui leniter cor eius indulgens tangit, certe ab homine haud arrogante raptum.


Et tu quae in labiis meis pendes, vere misera, descendes, nonne te dedes?


Incessanter, insistenter, procedit per viam oscillantem et dissonam, indulgens et alienans symposium huius meae constantis inquisitionis, quae saepius arroganter fallit utopianam meam continuationem, irrationabiliter desideratam ab primo meo pulsu, quae tenerrime etiam terram mirabiliter attonitam reliquit.

Et tu quae in labiis meis pendes, vere misera, descendes, nonne te dedes?


Mens, miserabiliter, callide effugit et interim tandem novam laetam domum degustat, ultra viscera serpentis sapientis qui mundi fatum pedantico modo sustinet, sinens se pigre in somnum sopiri iucundo torpore alicuius qui dulciter blanditur cor eius indulgens, certe raptum ab homine minime superbo.


Et tu quae in labiis meis pendes, vere misera, descendes, nonne te dedes?


l'odore


Strofa 1
Mi hanno insegnato a coprire la pelle
con fiori in bottiglia e parole educate
a stringere mani, sorridere piano
mentre il corpo urlava cose mai ascoltate

Ho spento lo specchio, tolto il profumo
lasciato parlare soltanto la pelle
venti giorni senza difese
ad ascoltare il mondo con il naso e col cuore

Pre-Ritornello
E ho visto chi resta
e chi se ne va
quando l’odore racconta
quello che il trucco non sa

Ritornello
Annusami piano, prima del nome
prima di dire chi vuoi che io sia
l’odore non mente, non chiede perdono
dice la verità, nuda, così com’è

Siamo animali travestiti da re
con guance profumate e guerre nel tè
io credo a chi puzza, a chi resta imperfetto
l’odore è l’unica cosa vera di me

Strofa 2
C’era chi sapeva di muffa e potere
chi di silenzi lasciati marcire
chi invece di grano, di terra bagnata
di corse da bambina, di ginocchia da pulire

Io so di caramella e lacca nei capelli
dolce e sbagliata, viva davvero
se l’avessi capito molto tempo fa
avrei evitato mani senza odore sincero

Pre-Ritornello
Perché l’amore vero
entra nei polmoni
non chiede permesso
non indossa nomi

Ritornello
Annusami piano, prima del nome
prima di dire chi vuoi che io sia
l’odore non mente, non chiede perdono
dice la verità, nuda, così com’è

Siamo animali travestiti da re
con guance profumate e coltelli nel tè
io credo a chi puzza, a chi resta imperfetto
l’odore è l’unica cosa vera di me

Bridge (voce quasi sussurrata)
Dopo la notte più sporca che ho visto
ho imparato a fidarmi del naso
chi sa di paura, chi sa di controllo
chi sa di casa, di pane spezzato

Non voglio mani pulite per finta
voglio corpi che sanno restare
se devi mentirmi, fallo subito
l’odore ti tradisce prima di parlare

Ritornello Finale (più aperto, archi pieni)
Annusami forte, dimmi se resto
se sono rifugio o solo rumore
le maschere cadono, il corpo confessa
la pelle ricorda anche il dolore

Siamo animali, specie dimenticata
inermi e feroci, vivi a metà
io scelgo chi ha il coraggio di puzzare
perché puzza vuol dire verità

Outro
E quando mi lavo
non mi cancello
porto con me
il mio odore più bello.

domenica 8 febbraio 2026

Sipario

Le scelte

di chi decide ogni sipario della propria vita.

A volte desideri la poesia,
quella che dolcemente incalza
i primi passi di un nuovo inizio.

Ove il tempo audace sfiora la tua bocca carnosa,
labbra intrise di desiderio,
sogno questo istante
di puro, disarmante delirio.

Altre volte invochi la tempesta,
per evocare nel frastuono della natura
avi mancanti,
la loro saggezza nel gesto
di consigliarci senza parole.

Da piccolo cercavi raramente te stesso nella solitudine,
preferendo la presenza — spesso invadente —
di chiunque e di nessuno.
Ora rincorri l’intimità,
strappandola al tempo
e alle fatiche dell’essere adulto.

La stanza tace parole
che il muro assorbe e trattiene come un respiro,
si stringe in morsa
tra gambe e volti
che premono spazio e libertà.

Che inganno crescere
e perdere il piacere
di dipendere totalmente da chi, distratto,
crede di muovere i tuoi eventi
come una marionetta.

Ma tu già sai
che con la fantasia
sei altrove.

Scalpiccio arrogante di bambini
che sorrido al padre
e baciano madri,
immaginando mondi lontani

sabato 7 febbraio 2026

Gennaio

Spogliata da ogni certezza 

Livida di dannati istanti 

Rovinata dal cuore ingannato 

Respinta da me stessa per aver sperato troppo 

Nel freddo inverno 

Prigioniera in un luogo senza  futuro

Inizio doloroso 

Ho ancora tracce di ciò

Ricordi che bruciato altri ricordi 

Ho pianto ancora lacrime amare 

Il sale ormai si è perso nelle sembianze di zucchero velenoso 

che è stato l'aver amato dalle viscere che ora sono contorte.

Senza un riparo 

Senza abbracci sinceri 

Persa nelle campagne nebbiose di un Veneto che non


mi è mai apparso tanto ostile

Occhi che mi osservano e , Tacciono ,

Occhi che ingannevoli , mentono un gesto di solidarietà

Offerte di ripari su gabbie celata da sorrisi 

Che di volta in volta ho avuto forza di allontanare 

Sciupata dalla sfiducia 

Ho raccolto ancora una volta ciò che rimango 

e raminga mi accingo a rinascere lentamente, 

Questa volta, solo per me.




La lava

 Non sei solo .

Aggrappati a ciò che più ti spaventa e tiralo giù con forza , annienta il tuo dolore , sorridendo a pieni polmoni , guarda il distacco tra te e il resto di ciò che fa pena al tuo animo .

La lava scotta solo i pensieri meno audaci.

Il resto è un ipocondriaco sonno , appesantito da ciò che di più vivo ed iracondo esiste nel tuo profondo .

Armati di passione ed infuoca ogni cellula un'attimo prima che ti abbandoni .

Il passato

Trema la foglia in autunno, consapevole del danno che a breve dovrà subire nel lasciarsi dal suo ramo sicuro, che tanto tempo prima — o s...