«Ciao.»
«Ciao.
Sono il tuo dipinto.
Sono la tua immagine riflessa, l’espressione di ogni istante emotivo della tua vita.»
«Sono imbarazzata… non credevo che una cosa simile sarebbe mai accaduta.»
«Quale cosa?»
«Che uno dei miei dipinti trovasse finalmente il coraggio di parlarmi.
Sono emozionata.»
«Abbiamo sempre cercato di parlare con te, mamma.
Ma non sapevamo come la tua fragile anima surrealista avrebbe potuto reagire.»
«Sento vibrazioni positive in questi istanti, mentre mi lascio rapire da voi, tesori preziosi:
i miei pensieri che prendono vita in colori cangianti, in materia densa e pregna di me.
Posso parlare a ruota libera?
Vorrei godere il più possibile di questo dono che mi avete fatto.»
«Tu generi le nostre vibrazioni.
Tu scegli e trasporti il tuo dolore, la tua gioia, la tua paura su di noi,
che nasciamo spogli, proprio come bambini.
Per questo siamo noi che vogliamo ascoltare i tuoi pensieri.»
«Allora mettetevi comodi…
che vi racconto una storia.»
Una bambina, molto tempo fa, aveva un bisogno immenso di comunicare al mondo le sue emozioni.
Ma il destino — o forse il libro scritto per lei — era tutt’altro che fiabesco.
I colori erano l’unica cosa che la rendeva visibile al mondo.
Eppure gli umani intorno a lei sembravano sfiorarne la vita senza prendersene cura.
Consapevole fin da subito del proprio esistere, si chiuse in se stessa,
creando nella sua testolina mondi immaginari, colmi di ciò che nel reale era assenza.
Le sue giornate scorrevano nella solitudine,
e quel vuoto — presenza fedele e al tempo stesso inquietante —
si frappose per sempre tra la sua vita e il mondo esterno.
Solo quando disegnava sentiva il battito del suo cuoricino animarsi,
riempirsi di una strana e piacevole sensazione.
Dovettero passare molti anni prima che potesse comprendere il valore
di quel sentire vibrante e passionale.
Percorreva ogni istante delle sue giornate immaginando amici fantastici,
che col tempo imparò a intrappolare e liberare nei disegni.
Qualche grande critico, anni dopo, li avrebbe definiti
«ghirigori surreali e metafisici».
Ma torniamo a noi.
I colori, ascoltando quel racconto carico di pathos,
iniziarono a colare in piccole gocce preziose
che, senza rendersene conto,
generarono il dipinto più bello.
Emma