giovedì 5 febbraio 2026

erotika

 Erano da poco passate le 10 di sera , Linda era già pronta , insolitamente visti i suoi orari fuori dal normale , ad imboccare la strada che , l'avrebbe portata verso il suo piccolo atelier.

Era un'artista alle prime armi ma , sfacciatamente fortunata da aver ereditato uno spazio solo suo da un vecchio zio intagliatore di presepi , scomparso all'età di 110 anni.

Un caso da copertina , raccontato in maniera deplorevolmente stucchevole da quella scema della rai che linda considerava un anticristo in gonnella.

Mentre si accingeva ad aprire il suo piccolo mondo , si accorse poco più avanti della presenza inquietante di due ragazzi che , sembravano dirla lunga alle ombre della notte ,  un spaventata , si chiuse a bozzo nel suo groviglio animato di colori e magia , serrando a doppio giro quella insensata porta vetrata , che in molte occasioni era stata sfondata da balordi e ubriaconi.

Le avevano insegnato che di notte girano per le strade solo tre tipologie di persone , gli inquieti , i ladri e le puttane. Sorridendo si chiese Linda a quale delle tre categorie appartenesse , già perché le era capitato di vendersi per poter vivere , e qualche volta da piccola aveva rubato le caramelle dal droghiere che trovava subito dopo la fermata del suo scuolabus, e, adesso all'età di 20 anni , si scopriva a parlare alla luna , come i pazzi ma a ritmo di arte e magia.

Quei pensieri in un caos metodico la allontanarono dalla scena dando il tempo ai due di , forzare la serratura ed entrare in atelier senza accorgersi che lei era ranicchiata nella penombra , persa nel suo caotico cervello in continuo ragionamento.

Qualche istante ed eccolo il momento galeotto . 

uno dei due , maldestramente sfiorò un qualcosa che nel buio capitolò a terra in un tonfo metallico da farcapitolare tutti e tre . 

Lilli sobbalzò terrorizzata fuori dal suo nascondiglio facndo cadere a sua volta un manichino ache , ovviamente finì per colpire la spalla del più sveglio dei due.

Eccoli , scrutarsi a vicenda , due ragazzi di periferia , ed una ragazza per bene , un istante di  imbarazzo interrotto da uno squillo del telefono di lei .

"Em.. io non so se urlare , piangere o cercare qualcosa per bastonarvi, cosa cazzo volete da me!"

Quella frase inghiottita da un sorrisetto tra panico e curiotà, fece ridere tutti e tre in maniera isterica e disagiata .


Forse

Forse ho peccato di ingenuità pensando che intraprendere la strada dell'Eros non avrebbe smosso e poi distrutto l'equilibrio dei legami costruiti negli anni con parsimoniosa attenzione e con piena dedizione. Forse ho riposto fiducia nella comprensione di persone che alla fine si sono rivelate più taglienti di una lama. Fatto sta che, a distanza di tre anni, mi ritrovo a dividere un garage con una persona, un compagno di sventura che assorbe continuamente i miei malumori e ha una pazienza che oserei definire maniacale,per una donna come me , ahimè cittadina di una città che sembra ignorare completamente una persona che è stata menzionata decine di volte per la sua partecipazione  alle attività culturali, artistiche e per la sua presenza in campo politico e istituzionale.

Detto ciò, credo che la follia in tutto questo risieda nel fatto che nessuno si sia mai presentato alla mia porta per chiedermi come stavo davvero. 

La vita sui social mi è  servita per capire chi è  sostanza e chi apparenza.

Era da un po' che volevo scrivere due righe.

I miei tentativi precedenti suonavano arrabbiati e pieni di dolore; ora sono parole che lasciano ben poco spazio all'interpretazione. 

Spero, che oltre al solito irriverente ed offensivo "Poverina è solo incazzata", queste parole possajo in qualche modo abbattere barriere che sono state costruite attorno a me E che in qualche modo le persone vengano stimolate alla comprensione e dalla comunicazione con vittime senza giudicare malignamente aggiungendo violenza alla violenza e rendendo una vittima di violenza una reietta della società solo per delle scelte personali non inclini ai dogmi sociali inposti, per salvare apparenze.

.

Punto e virgola


Ti infili solo occasionalmente perché in effetti neanche tu la senti sta voglia di intrometterti tra battaglie di ego virgole arrogati e punti esuberanti  . 

Vorresti continuare un discorso ma , allo stesso tempo, te ne stai in disparte ed aspetti l'ennesimo poeta, con manie persecutorie linguistiche per metterti ad un certo punto del discorso , lasciando il lettore dubbioso se prendere fiato  o continuare . 


Monologo impazzito


Verso il ponte dove di solito si rincorrono
quei piccoli cuccioli,
giunti alla fine del loro cammino,
mi sono trovata — forse per sbaglio — pure io.

Un soffio di vento mi ha spettinato i capelli,
già messi male
per colpa del tempo
che si è abbattuto su di me con un certo livore,
tanto da farmi arrivare quassù.

Indolenzito il cuore
per il mio assurdo e inquieto vivere
su quella vostra terra.
Dolorante l’animo
per il vostro nevrotico farmi male.
Svuotata la testa
per il vostro incessante blaterare.

Mi guardo attorno
e mi lascio coccolare
da quelle anime con la coda
che, nonostante una vita ricevuta
nella mancanza d’amore umano,
non perdono tempo ad amare me.

Che per gioco o per dannazione
fui più umana di voi.


Ti infili solo occasionalmente,
perché in fondo
neanche tu senti davvero
la voglia di intrometterti
tra battaglie di ego,
virgole arrogate
e punti esuberanti.

Vorresti continuare un discorso
ma allo stesso tempo
te ne stai in disparte
ad aspettare l’ennesimo poeta
con manie persecutorie linguistiche,
che a un certo punto ti piazza nel testo
lasciando il lettore indeciso
se prendere fiato
o continuare.


Dei cuori immacolati
di vergini attempate
lo scherno degli idioti
si scaglia a grandi ondate.

Li vedo
e non rispondo.
Sono fuori dal mio mondo.

Sciacalli senza amore,
mi schifa il loro odore.

Sono stanca di tacere:
il silenzio
vi dà potere.



CAMBIA

Cambia ancora , la mia esistenza . 

Un'essere fatto di abitudini costretto al mutare delle circostanze ed ad un continuo andirivieni di emozioni in contrasto .

Ah diavolo di un destino, sono io stessa il mio processo di guarigione ma quanto è fottutamente complesso .

Volto su volto da dimenticare , anche il mio amore più autentico .

Gesto su gesto , mi sento esausta e consumata da me stessa .

Inaspettato contorcermi di questa claustrofobica vita .

Innaturale ed insensata, da censurare tutta , senza sconti , neanche sui ricordi piacevoli.

Volto su volto da dimenticare , anche il mio amore più autentico .

Gesto su gesto , mi sento esausta e consumata da me stessa .

un passo oltre agli altri , in sorpasso in disillusione con un memento ridicolo 

Anima Mundi nel mio timido esternare la mia paura al mondo 

volontà volta al miserabile consumarsi di ossa su ossa , le mie


Volto il Volto oltre


Strofa 1
Volto il volto oltre il noto
verso un ignoto accorto
accorta e assorta in un nuovo ascolto
avvolta e volta al nuovo sole sciolto

Lingua languida, lentamente liberata
armata più volte amata e stropicciata

Pre-Ritornello
Ho camminato a occhi chiusi
con le mani piene di no
ora apro spazio nel petto
e lascio andare il controllo

Ritornello
E volgo il volto oltre l’ignoto
anche se tremo, anche se no
voto il veto in questa vita
scelgo il sì che ancora non so

Volgo il volto, non mi nascondo
anche nella nebbia io sono qui
voto il veto in questa vita
resto viva, resto così

Strofa 2
Ora rinata nell’ora
del giusto riposo
il tempo mi guarda
e non chiede altro

Nebbia chiude densa la mia vista
ma il cuore vede
e non resiste

Pre-Ritornello 2
Ho perso nomi e direzioni
ho disfatto ogni perché
ma nel silenzio ho trovato
una voce che dice: “è”

Ritornello
E volgo il volto oltre l’ignoto
anche se tremo, anche se no
voto il veto in questa vita
scelgo il sì che ancora non so

Volgo il volto, non mi nascondo
anche nella nebbia io sono qui
voto il veto in questa vita
resto viva, resto così

Bridge (più scarno, quasi sussurrato)
Non chiedo luce eterna
solo un passo vero
non chiedo salvezza
solo un corpo intero

Ultimo Ritornello (più aperto)
E volgo il volto oltre l’ignoto
ora lo sento, ora lo so
voto il veto in questa vita
e mi prendo tutto ciò che sono

Volgo il volto, resto aperta
anche se fa male, anche se sì
voto il veto in questa vita
questa vita vota me



Il cielo capovolto

Non c’è più suolo,

solo il battito dell’acqua.
Mi ricordo di respirare.


[Strofa I]
Ho le ossa di corallo,
e la pelle che canta sott’acqua.
Ogni ferita è una finestra,
da cui entrano le maree.

Le voci scendono a spirale,
tra le vene delle meduse.
Il silenzio mi chiama per nome,
ma non rispondo più.


[Ritornello]
Nel fondo,
il cielo si rovescia.
Cammino capovolta,
nuda come una preghiera.
Atlantide mi dorme addosso,
e sogna con i miei occhi aperti.


[Strofa II]
C’è una città che respira in me,
fatta di luce e rovina.
Le case sono conchiglie,
le strade — vene d’inchiostro.

Ogni ricordo galleggia,
come un pesce senza nome.
E tu,
mi guardi attraverso il sale.


[Bridge — parlato, tono visionario]
Non voglio risalire.
Qui sotto, le lacrime brillano come pianeti.
E le mani non servono per pregare,
ma per scolpire l’acqua.


[Ritornello Finale]
Nel fondo,
il cielo si rovescia.
Cammino capovolta,
tra i battiti dei relitti.
Atlantide mi dorme addosso,
e sogna —
che anch’io sappia respirare.


[Outro — eco lontano]
Non c’è più suolo.
Solo il battito dell’acqua.
E io, che mi ricordo di nascere.



erotika

 Erano da poco passate le 10 di sera , Linda era già pronta , insolitamente visti i suoi orari fuori dal normale , ad imboccare la strada ch...