Grazie, istante inaspettato di questa strana vita che, il più delle volte, si prende gioco di me.
Ora sento un forte impulso nel cuore, qualcosa che il passato ha finalmente espulso, come se avesse deciso di liberarmi da ciò che per troppo tempo ho portato dentro. E mi accorgo di quante parole servano, a volte, per dire il niente. O forse per dire tutto ciò che non siamo mai riusciti a pronunciare.
Ora assorbo, quasi finemente, il concetto di qui io sono e voi siete stati. Non c’è più bisogno di trattenere ciò che appartiene a ieri, né di cercare spiegazioni dentro stanze ormai vuote. Io sono qui. Voi siete stati.
E tra queste due dimensioni c’è tutto quello che è accaduto: le mani tese e quelle ritratte, le promesse rimaste sospese, le assenze che hanno fatto più rumore delle presenze. Ci sono io, con tutte le mie contraddizioni, ancora capace di stupirmi davanti a un istante che non avevo previsto.
Forse la vita non restituisce nulla. Forse semplicemente ci insegna a smettere di chiedere indietro ciò che abbiamo perduto.
E allora lascio andare.
Non con rabbia, non con quella presunzione di chi pensa di aver finalmente capito tutto, ma con la quieta consapevolezza di chi ha attraversato abbastanza tempeste da riconoscere il rumore della propria anima quando finalmente torna a respirare.
Mi guardo intorno e per la prima volta non cerco qualcuno da raggiungere.
Cerco me.
E stranamente mi trovo.
Sono qui, dentro questo preciso istante, senza passato da difendere e senza futuro da inseguire. Solo io, con il cuore ancora un po' malconcio e una voglia ostinata di sentire.
Forse è questa la libertà: non dimenticare ciò che è stato, ma smettere di permettergli di decidere chi saremo.
E allora grazie, vita, anche per tutte le volte che ti sei presa gioco di me.
Perché proprio mentre pensavo di essermi persa, mi stavi conducendo lentamente verso questo istante.
Questo.
Esattamente questo.
Dove io sono.
E voi siete stati.


