sabato 7 febbraio 2026

Claudia Rossetti – Biografia narrativa


Claudia Rossetti nasce a Padova nel 1981.
Nove mesi dopo viene abbandonata dalla madre biologica e accolta dalle suore Dorotee di Dolo. Nel 1984 viene adottata e si trasferisce a Treviso. È l’inizio di una vita segnata da radici spezzate, silenzi, e da una sensibilità precoce che la porterà a osservare il mondo sempre un passo di lato.

Nel 1987 conosce Nino De Valerie, anziano vicino di casa. Tra loro nasce un legame profondo e silenzioso: è lui a insegnarle a disegnare, con una regola che diventerà LEGGE — la matita non deve mai staccarsi dal foglio. Un gesto semplice che diventa visione del mondo.

Timidissima, cresce circondata da adulti. L’unica vera evasione è Isabella, una coetanea che la porta fuori casa una volta alla settimana. Dislessica, impacciata, vive la scuola come un luogo di stress continuo: la paura di sbagliare la paralizza. I voti sono il riflesso delle sue frustrazioni. L’unica cosa che ama davvero è disegnare.

È sempre distratta, immersa in un mondo incantato attraversato da una malinconia latente, già evidente nei test attitudinali degli anni ’90. Le scuole medie sono un incubo di voti bassi e umiliazioni, culminate nell’odio per l’insegnante di matematica.

Soffre profondamente la solitudine. È dolce, simpatica, ma sopraffatta da una timidezza cronica e dalla convinzione di non essere mai nel posto giusto. Si sentirà sempre inferiore a chiunque.
Il giudizio di una madre severa, incline a scenate di rabbia, la segna in modo irreversibile. Si rifugia in un legame non genitoriale con il padre, che diventa il suo tutto. Subisce la presenza costante di una nonna materna giudicante, simile alla madre, con la quale non legherà mai e che sentirà come un avvoltoio sulla propria vita fino alla morte.

Alle superiori emerge una fame disperata di amore e amicizia. Si iscrive al liceo classico, che abbandona dopo quattro anni, inimicandosi una professoressa di chimica e scontrandosi duramente con un professore di storia, appassionato di caccia, sadico e privo di empatia.
In compenso, la sua capacità di parlare migliora in modo sorprendente grazie alla lettura compulsiva: divora libri di ogni genere, preferendoli alle uscite.

A diciassette anni entra a pieni voti al liceo artistico, dopo un corso intensivo alla Galleria di Franco Fonzo, con cui collaborerà anche da adulta. Qui esplode.
Dimostra una crescita caratteriale feroce e si distingue subito per la sua dialettica ricercata, l’indole istrionica, istintiva, teatrale, spesso cinica e irriverente. Diventa naturalmente centro della scena.

Si innamora del professore di lettere, poeta romantico. Beve limoncelli con il professor David, artista noto. Fa innamorare di sé il professore di modellato Stiffoni, conte veneziano prossimo alla pensione, che dirà di lei:

“È un genio. Quando perde le staffe crea capolavori che poi lancia per terra per andare a fumare una canna in giardino. A volte non torna a lezione perché si perde a parlare con le farfalle. Come si fa a non amarla? È una creatura da proteggere, lontana dalle contaminazioni sociali.”

Si appassiona al pensiero libero del professor Rotundo di figura, che le trasmette il concetto del “disegnare senza disegnare”. Un’idea che la terrà sveglia notti intere e la spingerà a studiare filosofi del passato, fino a farla propria definitivamente intorno ai quarant’anni, ricevendo i complimenti dello stesso professore.

Sempre a diciassette anni, trova per caso un volantino della U.C.A.I. – Unione Cattolica Artisti Italiani. Con un coraggio insolito si propone per una mostra a tema religioso che si terrà tre giorni dopo al Battistero del Duomo di Treviso.
Qui incontra Aurelio De Meo, ex colonnello, artista dolcissimo, che le chiede:
“Hai mai dipinto una Sacra Famiglia?”

Non l’ha mai fatto. La dipinge quella notte.

Realizza un’opera ad olio di grandi dimensioni con una velocità feroce, dettata da grinta e istinto. All’alba costruisce da sola la cornice in legno. L’opera, esposta il giorno dopo, viene accolta con entusiasmo dalla Curia di Treviso e donata alle sale del Vaticano, dove è tuttora esposta. Sarà l’unica Sacra Famiglia che dipingerà.

Seguono moltissime esposizioni, vissute però con una certa noia: Claudia percepisce il mestiere dell’artista come qualcosa di molto più complesso.

Si avvicina anche alla musica: entra in un coro gospel noto e inizia a frequentare di nascosto La Pausa, locale che dopo mezzanotte diventa il covo degli artisti della Marca. Stringe legami profondi con musicisti, passa notti intere con Tolo Marton e altri, allontanandosi dalla compagnia “normale”.
Di giorno studentessa, poi accademica, poi restauratrice; di notte immersa in discussioni sull’arte con spiriti affini.

Il mondo va avanti, lei resta in un’epoca parallela. Incapace di mantenere relazioni stabili, si circonda di artisti folli e collerici piuttosto che costruire una vita conforme.

Nel 2004 fugge sei mesi prima di un matrimonio in cui era caduta per stanchezza e desiderio di fuga dal giudizio materno. Nello stesso periodo il padre si ammala di sclerosi sistemica. Ogni sogno di lasciare Treviso si infrange: decide che non lo abbandonerà mai.

Cambia compagni, fugge da ogni proposta di stabilità. Le uniche costanti restano la pittura e il canto. Partecipa a numerosi gruppi musicali che si riuniscono in salette insonorizzate, cantando di tutto.

Nel 2009 muore la nonna. Pochi giorni prima del funerale la madre le dice:
“Tua nonna era innamorata di te, solo che non aveva il coraggio di dirtelo.”
Sconvolta, Claudia scrive una lettera che posa sotto le mani della nonna in obitorio. Da quel momento inizia un dialogo con la morte che intensifica la sua malinconia e la conduce a essere conosciuta come l’artista del dolore.

Accantona temporaneamente l’ombra per dare alla luce sua figlia Emma. Con la gravidanza si sente finalmente forte. Artisticamente si presenta al pubblico con maggiore arroganza e consapevolezza.

Nel 2011 viene operata d’urgenza per una massa maligna causata da HPV. Va sola in ospedale a Pordenone, con una bambina di cinque mesi, una madre incapace di aiutare e un padre allettato.

Nel giugno 2013 muore il padre dopo dodici anni di malattia. Ancora una volta scrive una lettera, che riposa con lui.
Pochi giorni dopo entra in un gruppo Facebook dedicato al Professor Rossetti, inizialmente spazio di condoglianze, poi divenuto un vero diario pubblico: una conversazione continua con il padre, testimonianza della sua malattia, manifesto sociale e voce di un’artista ormai conosciuta.

Con la morte del padre il suo mondo infantile crolla. È costretta a diventare adulta, a reggere una madre fragile e distaccata, a indossare mille ruoli mentre la depressione, prima silenziosa, poi devastante, prende forma.

Nel 2014 realizza uno degli ultimi desideri del padre e fonda una compagnia artistica che per dieci anni diventerà un’istituzione anarchica e controcorrente di arte autentica.
Nello stesso anno sposa A.C., errore rapido e doloroso.

Dal 2014 al 2020 realizza oltre 600 collaborazioni, eventi e manifestazioni.
Nel 2015 partecipa al Guinness Km per l’infanzia, nel 2016 al Tondo Giro dei Diritti dei Bambini.

Artista performer da oltre trent’anni, conta più di 400 esposizioni, oltre 200 eventi realizzati, numerosi premi e riconoscimenti, e tre libri scritti (un quarto in attesa di pubblicazione).

Vive d’arte, romantica e passionale. Una di quelle che mordono la vita.
Cerca di realizzare tutto ciò che le attraversa la testa, coinvolgendo chiunque, perché crede che tutti abbiano il desiderio di urlare alla luna l’amore per questa vita feroce.

Ha viaggiato negli abissi della coscienza umana. Ha sentito tutto sulla propria pelle. Ora lo condivide.
Ha inventato una forma di recitazione improvvisata basata sulla semplicità espressiva: dieci parole, azioni, e un discorso che nasce sul momento.

Dal 2025 scrive canzoni. Testi autobiografici che sfociano in un pensiero anarchico, coerente con tutta la sua produzione artistica.



giovedì 5 febbraio 2026

erotika

 Erano da poco passate le 10 di sera , Linda era già pronta , insolitamente visti i suoi orari fuori dal normale , ad imboccare la strada che , l'avrebbe portata verso il suo piccolo atelier.

Era un'artista alle prime armi ma , sfacciatamente fortunata da aver ereditato uno spazio solo suo da un vecchio zio intagliatore di presepi , scomparso all'età di 110 anni.

Un caso da copertina , raccontato in maniera deplorevolmente stucchevole da quella scema della rai che linda considerava un anticristo in gonnella.

Mentre si accingeva ad aprire il suo piccolo mondo , si accorse poco più avanti della presenza inquietante di due ragazzi che , sembravano dirla lunga alle ombre della notte ,  un spaventata , si chiuse a bozzo nel suo groviglio animato di colori e magia , serrando a doppio giro quella insensata porta vetrata , che in molte occasioni era stata sfondata da balordi e ubriaconi.

Le avevano insegnato che di notte girano per le strade solo tre tipologie di persone , gli inquieti , i ladri e le puttane. Sorridendo si chiese Linda a quale delle tre categorie appartenesse , già perché le era capitato di vendersi per poter vivere , e qualche volta da piccola aveva rubato le caramelle dal droghiere che trovava subito dopo la fermata del suo scuolabus, e, adesso all'età di 20 anni , si scopriva a parlare alla luna , come i pazzi ma a ritmo di arte e magia.

Quei pensieri in un caos metodico la allontanarono dalla scena dando il tempo ai due di , forzare la serratura ed entrare in atelier senza accorgersi che lei era ranicchiata nella penombra , persa nel suo caotico cervello in continuo ragionamento.

Qualche istante ed eccolo il momento galeotto . 

uno dei due , maldestramente sfiorò un qualcosa che nel buio capitolò a terra in un tonfo metallico da farcapitolare tutti e tre . 

Lilli sobbalzò terrorizzata fuori dal suo nascondiglio facndo cadere a sua volta un manichino ache , ovviamente finì per colpire la spalla del più sveglio dei due.

Eccoli , scrutarsi a vicenda , due ragazzi di periferia , ed una ragazza per bene , un istante di  imbarazzo interrotto da uno squillo del telefono di lei .

"Em.. io non so se urlare , piangere o cercare qualcosa per bastonarvi, cosa cazzo volete da me!"

Quella frase inghiottita da un sorrisetto tra panico e curiotà, fece ridere tutti e tre in maniera isterica e disagiata .


Forse

Forse ho peccato di ingenuità pensando che intraprendere la strada dell'Eros non avrebbe smosso e poi distrutto l'equilibrio dei legami costruiti negli anni con parsimoniosa attenzione e con piena dedizione. Forse ho riposto fiducia nella comprensione di persone che alla fine si sono rivelate più taglienti di una lama. Fatto sta che, a distanza di tre anni, mi ritrovo a dividere un garage con una persona, un compagno di sventura che assorbe continuamente i miei malumori e ha una pazienza che oserei definire maniacale,per una donna come me , ahimè cittadina di una città che sembra ignorare completamente una persona che è stata menzionata decine di volte per la sua partecipazione  alle attività culturali, artistiche e per la sua presenza in campo politico e istituzionale.

Detto ciò, credo che la follia in tutto questo risieda nel fatto che nessuno si sia mai presentato alla mia porta per chiedermi come stavo davvero. 

La vita sui social mi è  servita per capire chi è  sostanza e chi apparenza.

Era da un po' che volevo scrivere due righe.

I miei tentativi precedenti suonavano arrabbiati e pieni di dolore; ora sono parole che lasciano ben poco spazio all'interpretazione. 

Spero, che oltre al solito irriverente ed offensivo "Poverina è solo incazzata", queste parole possajo in qualche modo abbattere barriere che sono state costruite attorno a me E che in qualche modo le persone vengano stimolate alla comprensione e dalla comunicazione con vittime senza giudicare malignamente aggiungendo violenza alla violenza e rendendo una vittima di violenza una reietta della società solo per delle scelte personali non inclini ai dogmi sociali inposti, per salvare apparenze.

.

Punto e virgola


Ti infili solo occasionalmente perché in effetti neanche tu la senti sta voglia di intrometterti tra battaglie di ego virgole arrogati e punti esuberanti  . 

Vorresti continuare un discorso ma , allo stesso tempo, te ne stai in disparte ed aspetti l'ennesimo poeta, con manie persecutorie linguistiche per metterti ad un certo punto del discorso , lasciando il lettore dubbioso se prendere fiato  o continuare . 


Monologo impazzito


Verso il ponte dove di solito si rincorrono
quei piccoli cuccioli,
giunti alla fine del loro cammino,
mi sono trovata — forse per sbaglio — pure io.

Un soffio di vento mi ha spettinato i capelli,
già messi male
per colpa del tempo
che si è abbattuto su di me con un certo livore,
tanto da farmi arrivare quassù.

Indolenzito il cuore
per il mio assurdo e inquieto vivere
su quella vostra terra.
Dolorante l’animo
per il vostro nevrotico farmi male.
Svuotata la testa
per il vostro incessante blaterare.

Mi guardo attorno
e mi lascio coccolare
da quelle anime con la coda
che, nonostante una vita ricevuta
nella mancanza d’amore umano,
non perdono tempo ad amare me.

Che per gioco o per dannazione
fui più umana di voi.


Ti infili solo occasionalmente,
perché in fondo
neanche tu senti davvero
la voglia di intrometterti
tra battaglie di ego,
virgole arrogate
e punti esuberanti.

Vorresti continuare un discorso
ma allo stesso tempo
te ne stai in disparte
ad aspettare l’ennesimo poeta
con manie persecutorie linguistiche,
che a un certo punto ti piazza nel testo
lasciando il lettore indeciso
se prendere fiato
o continuare.


Dei cuori immacolati
di vergini attempate
lo scherno degli idioti
si scaglia a grandi ondate.

Li vedo
e non rispondo.
Sono fuori dal mio mondo.

Sciacalli senza amore,
mi schifa il loro odore.

Sono stanca di tacere:
il silenzio
vi dà potere.



CAMBIA

Cambia ancora , la mia esistenza . 

Un'essere fatto di abitudini costretto al mutare delle circostanze ed ad un continuo andirivieni di emozioni in contrasto .

Ah diavolo di un destino, sono io stessa il mio processo di guarigione ma quanto è fottutamente complesso .

Volto su volto da dimenticare , anche il mio amore più autentico .

Gesto su gesto , mi sento esausta e consumata da me stessa .

Inaspettato contorcermi di questa claustrofobica vita .

Innaturale ed insensata, da censurare tutta , senza sconti , neanche sui ricordi piacevoli.

Volto su volto da dimenticare , anche il mio amore più autentico .

Gesto su gesto , mi sento esausta e consumata da me stessa .

un passo oltre agli altri , in sorpasso in disillusione con un memento ridicolo 

Anima Mundi nel mio timido esternare la mia paura al mondo 

volontà volta al miserabile consumarsi di ossa su ossa , le mie


Volto il Volto oltre


Strofa 1
Volto il volto oltre il noto
verso un ignoto accorto
accorta e assorta in un nuovo ascolto
avvolta e volta al nuovo sole sciolto

Lingua languida, lentamente liberata
armata più volte amata e stropicciata

Pre-Ritornello
Ho camminato a occhi chiusi
con le mani piene di no
ora apro spazio nel petto
e lascio andare il controllo

Ritornello
E volgo il volto oltre l’ignoto
anche se tremo, anche se no
voto il veto in questa vita
scelgo il sì che ancora non so

Volgo il volto, non mi nascondo
anche nella nebbia io sono qui
voto il veto in questa vita
resto viva, resto così

Strofa 2
Ora rinata nell’ora
del giusto riposo
il tempo mi guarda
e non chiede altro

Nebbia chiude densa la mia vista
ma il cuore vede
e non resiste

Pre-Ritornello 2
Ho perso nomi e direzioni
ho disfatto ogni perché
ma nel silenzio ho trovato
una voce che dice: “è”

Ritornello
E volgo il volto oltre l’ignoto
anche se tremo, anche se no
voto il veto in questa vita
scelgo il sì che ancora non so

Volgo il volto, non mi nascondo
anche nella nebbia io sono qui
voto il veto in questa vita
resto viva, resto così

Bridge (più scarno, quasi sussurrato)
Non chiedo luce eterna
solo un passo vero
non chiedo salvezza
solo un corpo intero

Ultimo Ritornello (più aperto)
E volgo il volto oltre l’ignoto
ora lo sento, ora lo so
voto il veto in questa vita
e mi prendo tutto ciò che sono

Volgo il volto, resto aperta
anche se fa male, anche se sì
voto il veto in questa vita
questa vita vota me



Sipario

Le scelte di chi decide ogni sipario della propria vita. A volte desideri la poesia, quella che dolcemente incalza i primi passi di un nuo...