giovedì 5 febbraio 2026

Monologo impazzito


Verso il ponte dove di solito si rincorrono
quei piccoli cuccioli,
giunti alla fine del loro cammino,
mi sono trovata — forse per sbaglio — pure io.

Un soffio di vento mi ha spettinato i capelli,
già messi male
per colpa del tempo
che si è abbattuto su di me con un certo livore,
tanto da farmi arrivare quassù.

Indolenzito il cuore
per il mio assurdo e inquieto vivere
su quella vostra terra.
Dolorante l’animo
per il vostro nevrotico farmi male.
Svuotata la testa
per il vostro incessante blaterare.

Mi guardo attorno
e mi lascio coccolare
da quelle anime con la coda
che, nonostante una vita ricevuta
nella mancanza d’amore umano,
non perdono tempo ad amare me.

Che per gioco o per dannazione
fui più umana di voi.


Ti infili solo occasionalmente,
perché in fondo
neanche tu senti davvero
la voglia di intrometterti
tra battaglie di ego,
virgole arrogate
e punti esuberanti.

Vorresti continuare un discorso
ma allo stesso tempo
te ne stai in disparte
ad aspettare l’ennesimo poeta
con manie persecutorie linguistiche,
che a un certo punto ti piazza nel testo
lasciando il lettore indeciso
se prendere fiato
o continuare.


Dei cuori immacolati
di vergini attempate
lo scherno degli idioti
si scaglia a grandi ondate.

Li vedo
e non rispondo.
Sono fuori dal mio mondo.

Sciacalli senza amore,
mi schifa il loro odore.

Sono stanca di tacere:
il silenzio
vi dà potere.



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