martedì 9 giugno 2026

Galeotto



Tocco inaspettato di tenerezza
all'ombra di un campanile,
ora testimone di attimi
di qualcosa che qualcuno,
tra le mie braccia,
sente e prova.
Galeotto fu un insolito sguardo freddo,
in quel monitor saggio o dannato,
portatore di notizie.
Ora intreccio parole
nel mio stesso disarmo.
Ah, questa strana,
folle, assurda mia esistenza:
contraddico me stessa
ogni volta che cerco,
nella negazione,
di privarmi della felicità.
E ora, distrattamente,
mi lascio di nuovo andare
alle cose che poi decidono
cosa diventare.
Fiore rosso d'amore
o pungente inganno,
non posso fermare
questo mio viaggiare

Claudia Rossetti (CRisalidi): Analisi Artistica e Progettualità Relazionale


Sintesi Esecutiva

Il profilo di Claudia Rossetti, nota con lo pseudonimo artistico CRisalidi, emerge come quello di un’artista totale e ricercatrice multidisciplinare il cui operato si radica nei concetti di trasformazione, identità e relazione umana. Nata a Padova nel 1981 e operante a Treviso, Rossetti ha sviluppato un linguaggio espressivo che fonde pittura materica, performance art, scrittura poetica e progetti di arte relazionale.

L'elemento centrale della sua poetica è la metamorfosi, simboleggiata dal nome "CRisalidi", che rappresenta lo spazio liminale tra dolore e rinascita. Tra i suoi contributi più significativi figurano la fondazione del progetto Artescalza nel 2015, l'ideazione di tecniche pittoriche sperimentali con resine e pigmenti, e il conseguimento del prestigioso Premio New York 2023 per l'innovazione artistica. La sua produzione è caratterizzata da un'urgenza emotiva che trasforma il trauma e la fragilità in una forza espressiva e politica, ponendo costantemente l'interrogativo ontologico: "Cos’è l’Arte?".

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Radici Biografiche e Genesi del Nome Artistico

L'identità artistica di Claudia Rossetti è profondamente influenzata dal suo vissuto personale, in particolare dall'esperienza dell'abbandono e dell'adozione avvenuta all'età di tre anni e mezzo. Questi elementi hanno alimentato una sensibilità orientata alla ricerca delle radici e al bisogno di appartenenza.

  • Il Simbolismo della "CRisalide": Il nome d'arte non è una scelta estetica, ma un manifesto esistenziale. Rappresenta l'essere umano come creatura incompleta e vulnerabile, colta nel momento del passaggio. È uno spazio "fragile e potentissimo" sospeso tra ciò che si era e ciò che si sta per diventare.
  • Il Territorio di Treviso: La città e i suoi margini sociali fungono da nutrimento per una visione artistica partecipativa. Per l'artista, l'arte non è esposizione, ma "incontro, ferita condivisa e ascolto".

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Multidisciplinarietà e Linguaggi Espressivi

La ricerca di Rossetti si muove attraverso diversi canali, mantenendo il corpo e la memoria come perni centrali.

1. Performance Art e Teatro

Il corpo è inteso come un archivio emotivo e territorio simbolico. Nelle sue azioni performative, l'artista affronta:

  • Solitudine e trauma.
  • Femminilità e desiderio di riconoscimento.
  • Improvvisazione teatrale originale che fonde gesto, parola e pittura in un unico atto scenico.

2. Produzione Pittorica e Innovazione Tecnica

La pittura di CRisalidi è intensa, materica e viscerale. Si distingue per:

  • Sperimentazione materica: L'utilizzo di resine e pigmenti sperimentali che creano superfici trasparenti e vibranti, descritte come "sembra vetro ma non lo è".
  • Espressionismo emotivo: Una ricerca dell'impatto emotivo rispetto alla rappresentazione formale, dove il segno è spesso organico e simbolico.

3. Scrittura e Musica

La parola per Rossetti è "materia viva" e confessione.

  • Pubblicazioni: Autrice di “Biografia di una CRisalide mediamente isterica”, un'opera che intreccia ironia, poesia e introspezione.
  • Adattamento Musicale: Dal 2025, collabora con gruppi italiani per trasformare i suoi testi poetici in canzoni, esplorando l'eco interiore del suono.
  • Esperienza Radiofonica: Per tre anni ha ideato e condotto un programma su Radio Gamma 5 dedicato alla riflessione surreale sull'arte.

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Artescalza: L'Arte come Comunità Viva

Fondato nel 2015 a Treviso, Artescalza rappresenta la sintesi della visione relazionale di Claudia Rossetti. Il progetto si basa su:

  • Il Gesto Simbolico: Camminare scalzi come ritorno alla terra e alla propria autenticità.
  • Obiettivi: Creare uno spazio di incontro fuori dai luoghi istituzionali, portando l'arte nelle strade e nella vita quotidiana.
  • Metodologia: Unione di pittura, teatro e formazione per favorire la trasformazione collettiva e il dialogo sociale.

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Analisi Critica dell'Opera Pittorica

L'opera di CRisalidi viene descritta come un paesaggio emotivo piuttosto che figurativo, caratterizzato da un impatto visivo violento e "incendiario".

Caratteristiche Tecniche e Visive

Elemento

Descrizione

Significato Simbolico

Cromatismo

Rossi incandescenti, aranci e neri verticali.

Il rosso è psicologico (ferita/invasione); il nero funge da cicatrice.

Struttura Duale

Fascia superiore verticale e nervosa; parte inferiore liquida e colata.

Tensione tra costruzione (architetture instabili) e dissoluzione (memoria sciolta).

Gestualità

Pittura "lasciata accadere", non stesa.

Urgenza emotiva e componente performativa fisica.

Riferimenti e Significati

La critica identifica affinità con l'Espressionismo Astratto, citando la furia materica di Anselm Kiefer, la gestualità di Gerhard Richter e l'energia post-industriale europea. L'opera non cerca l'armonia, ma la verità emotiva, trattando temi quali la "combustione" dell'identità e il trauma trasformato in materia.

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Riconoscimenti e Impatto Istituzionale

Claudia Rossetti è riconosciuta come una figura indipendente e difficilmente classificabile, capace di generare atmosfere di forte tensione contemporanea.

  • Premio New York 2023: Assegnato per l'innovazione artistica e la capacità di fondere pittura, parola e performance.
  • Tessera Internazionale dell’Arte: Ricevuta a Rovereto.
  • Partecipazione a Festival: Presenza al Festival dei Due Mondi di Spoleto.
  • Direzione Culturale: Organizzazione della Prima Fiera del Fantarealismo di Treviso, in collaborazione con Valter Mila Nato.

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Conclusione

La traiettoria artistica di CRisalidi si configura come un atto di resistenza all'indifferenza contemporanea. Attraverso la celebrazione della fragilità e l'uso politico della vulnerabilità, Claudia Rossetti trasforma l'arte in uno strumento di trasformazione umana. Come indicato nella sua monografia, il suo lavoro suggerisce che mentre la forma può crollare, l'emozione resta, ribadendo che l'arte non è un concetto da definire, ma un'esperienza da vivere.

La rotta delle stelle spent

 



C'era un uomo che tornava a Bologna,
con una giacca piegata sul braccio,
e una bambina che stringeva una bambola
come si stringe il futuro a maggio.

C'era una donna che aveva negli occhi
due giorni di mare e una vita da fare,
e un ragazzo che aveva vent'anni
e credeva ancora alle mappe del mare.

L'aereo tagliava la sera d'estate
come una lettera sopra il Tirreno,
mentre la luna cuciva sul mondo
un silenzio leggero e sereno.


E il mare li prese senza fare rumore,
come fanno i segreti e la paura,
e lasciò galleggiare domande
sulla pelle del cielo e della storia.
Ottantuno nomi, ottantuno respiri,
ottantuno stelle cadute lontano,
e ancora qualcuno le conta la notte
con una fotografia tra le mani.


Nei palazzi del potere le parole
hanno spesso il passo dei ladri,
entrano piano, cambiano nome,
si vestono bene e diventano alibi.

E intanto le madri consumano gli anni
sedute davanti alla stessa finestra,
perché il dolore non legge i verbali
e non si addormenta con una sentenza.

Ci sono verità rimaste impigliate
nelle reti profonde del mare,
come pesci che nessuno ha voluto
o saputo davvero pescare.


E il mare li prese senza fare rumore,
come fanno i segreti e la paura,
e lasciò galleggiare domande
sulla pelle del cielo e della storia.
Ottantuno nomi, ottantuno respiri,
ottantuno stelle cadute lontano,
e ancora qualcuno le conta la notte
con una fotografia tra le mani.


Ho visto vecchi diventare più vecchi
aspettando una frase sincera,
e ragazzi imparare dai padri
che la memoria è una forma di guerra.

Non quella dei fucili e delle bandiere,
ma quella contro l'oblio,
contro il sonno delle coscienze,
contro il comodo freddo dell'addio.


E quando la sera ritorna sul mare
e il sole si spegne dietro l'orizzonte,
pare di sentire una voce lontana
venire dal buio, dall'acqua, dal monte.

Non chiede vendetta, non cerca rancore,
domanda soltanto di essere ascoltata:
perché un Paese diventa più libero
quando una verità viene chiamata.

E il mare continua a custodire i nomi,
come un vecchio parroco fa con i santi,
mentre la notte accende nel cielo
ottantuno lumini distanti.

E se tutto fosse andato bene

 

  ..
Fiocco rosa , è una bambina, avremo una bambina , sono emozionata e tanto spaventata .. Questi anni 80 , li sento così pericolosi per lei ... 

Tranquilla amore , Lui la strinse in un abbraccio così dolce da far sentire anche  a quel fagiolino rosa il caldo , ma delicato e prezioso torpore dell'amore.
Mancavano ancora tre mesi al giorno in cui ogni cosa sarebbe cambiata, si stringevano silenziosi trattenendo quella gioia che , si lasciava di tanto in tanto svelare da sorrisi persi e inanamorati.
Lui , spostandole la frangia che le incorniciava quel suo viso tondo perfetto per  i suoi lineamenti che la facevano  sempre sembrare una ragazzina, le baciò la fronte , poi , accarezzando anche il loro futuro , le raccomandò di prendersi cura di sè stessa, e soprattutto di riposare anche per portare al meglio quel pancino pieno di me.

sabato 23 maggio 2026

L ultimo istante

 "Una lapide in riva al sentimento dell'attesa .

"visse aspettando un cambiamento , morì che il tempo lo aveva cambiato in silenzio, senza troppe cerimonie."
Parlava poco ultimamente, sempre impegnato a cercare il modo per fuggire al inevitabile.
E mentre picchiettava le dita sul tavolo, luce fioca della lampada ad olio, la morte bussó alla sua porta.
La accolse con diffidenza come si riceve un qualsiasi ladro di speranze.
Lungamente rimase in silenzio ad osservare quella cupa figura, che a sua volta, lo guardava con estrema commiserazione.
Rompere quel silenzio chiassoso risultava per entrambi molto difficile.
Non c'erano cose da dire, ed argomenti da affrontare.
Ormai non c'era tempo.
Già il tempo, quel bastardo diavolo del Tempo. Lui se la rideva da sotto al tavolo masticando tabacco e giocando a scacchi con il Tic Tac del grande orologio, sputava e rideva, rideva e sputava sempre più forte.
Ad un tratto la Morte si schiarì la cupa voce e gli propose di rivivere un ultimo istante come a voler farsi beffa del Tempo maligno.
Una frazione di secondo di vita di nuovo tra le dita, come le ultime note di una canzone.
Cuore colmo di emozioni contrastanti, molta confusione nel cervello, quale poteva essere quel momento scelto tra troppi istanti.
E lei apparve.
Labbra gonfie d'amore, occhi bagnati da notti tormentate da un sentimento impossibile.
Troppo bello per fermare tutto.
Troppa voglia di assaggiare ancora una volta tutto quello.
Che immenso rimpianto quell'amore non vissuto. Perduto per la sua fottuta paura di sceglierla tra un milione di altre cose da fare.
Allungó la mano, accennó un sorriso ma tutto scomparve in una grande illusione.
Non era pronto, ma il tempo ero finito.
La morte si alzò, senza fare rumore, uscì spegnando la lampada ad olio e lasciando lui riverso su se stesso, lacrime agli occhi. "
CRisalidi

venerdì 22 maggio 2026

Pensieri di Seneca

 Seneca smise di seguire le paurose storielle del cazzo.

Non che prima avesse avuto grande interesse per loro; erano solo ombre danzanti sulle pareti della sua mente, piccole allucinazioni di timore e desiderio che si aggrovigliavano come serpenti invisibili.

Un giorno, mentre camminava su una strada fatta di marmellata di lampioni, incontrò un gallo che parlava il latino con accento napoletano.
“Perché fuggite dalle vostre paure?” disse il gallo, con un occhio che rideva e l’altro che piangeva.
Seneca scrollò le spalle, sentendo un brivido salire dalla schiena fino alla nuca.

In quel momento, i racconti paurosi cominciarono a trasformarsi. I mostri avevano teste di vecchie chiocciole e corpi di piume fluorescenti, e ogni volta che tentavano di spaventarlo, invece gli facevano il solletico. Ridendo, Seneca scoprì che la paura non era mai stata altro che una stanza vuota.

E lui aveva smesso di bussare alle porte sbagliate.

La città cominciò a respirare come un drago addormentato. Le strade si piegavano verso il cielo a mo’ di spaghetti giganti, e i lampioni diventavano fiori carnivori che ridevano con bocche di zucchero filato. Ogni finestra era un occhio che osservava e sbadigliava segreti.

Seneca inciampò su un tappeto volante che puzzava di formaggio blu. Le nuvole cadevano come piume di pavone, e ogni piuma diventava un topo con la voce di un tenore.

Un’orchestra di ombre lo inseguiva: cavalli con ali di carta da forno, lampade che sussurravano formule dimenticate, bicchieri di latte che piangevano menta.

Ma Seneca rideva.

Perché le paure erano diventate gelatinose.

E poi accadde qualcosa di diverso.

Non era più un gioco di mostri o città impossibili. Era come se il mondo si fermasse un istante e qualcuno cambiasse la luce dentro le cose.

E una voce—non esterna, non interna, ma di mezzo—cominciò a parlare.

Ragazzi, questa frase sembra complicata, ma in realtà riguarda tutti noi.

“Io so di non sapere.”
Non è una debolezza. È il punto di partenza della conoscenza.
Significa: non possiedo la verità, quindi posso ancora cercarla.
Chi lo capisce smette di irrigidirsi nel proprio pensiero.

“Io so di non essere.”
Qui il discorso si rompe ancora di più.
Non significa che non esistiamo, ma che non siamo qualcosa di fisso.
L’“io” non è una forma solida: è un flusso che cambia continuamente.
Pensieri, emozioni, ricordi—tutto passa, tutto si trasforma.

“Il mio io interiore.”
Non è un centro segreto e immobile.
È il punto da cui osservi tutto questo movimento senza esserne schiacciato.

E allora, in parole semplici:

Sapere di non sapere = umiltà mentale.
Sapere di non essere = libertà dall’identità rigida.
Io interiore = coscienza che osserva senza aggrapparsi.

Seneca ascoltava questa voce come se venisse dal caleidoscopio stesso.

E infatti lo vide.

Quel maledetto oggetto, che si credeva un pavone, continuava a moltiplicare il mondo in frammenti lucidi e ingannevoli.

E la voce concluse, senza alzare il tono:

Chi sa di non sapere resta aperto.
Chi sa di non essere resta libero.
Chi osserva senza afferrare… smette di avere paura.

Seneca sollevò il caleidoscopio.

Lo guardò come si guarda una bugia finalmente capita.

E sorrise.

“Ecco,” disse. “Non erano i mostri.”

Fece una pausa.

“Ero io che li moltiplicavo.”

Poi lasciò cadere il caleidoscopio.

I frammenti esplosero a terra come un fuoco d’artificio silenzioso.

E per la prima volta, non rimase nulla da interpretare.

Solo un cielo semplice.

venerdì 15 maggio 2026

La Gatta Nera

 Così i momenti passano 

Tra gli interstizi dei sogni

ed attimi profondi di silenzio

adesso tutto appare chiaro

adesso ho compreso 

lo spazio nero della notte

è luce per la mia anima

Sono una gatta che vede nelle tenebre

mentre il sole inganna la vostra vista

e morfeo ruba le vostre passioni 

quando invece io  brucio di loro 

negandomi il piacere del palco

Ogni vita è una medaglia 

Sei testa o croce, questo disarma 

Risveglio

 GIALLO: Queste pareti sono terribilmente bianche ! dov'è quella strana donna che ci tiene chiusi da mesi nel suo cuore che fatica a pul...