giovedì 30 ottobre 2025

Amedeo Modigliani

 Maledettissimo o benedetto il sole che d inganno ti fece cornice di vita d'annatamente ai margini di tutto ciò che è dettato da dogmi surreali nella loro stretta morsa di austeri bigottismi .

Tu , anima persa , cuore in Atlantide , passione che pulsa ancora nelle mie corde emotive, 

i tuoi colori che sento miei nel loro essere così brillanti vivaci , così tristementi opposto al tuo ribelle animo inquieto ,celano malamente la tavolozza turbolenta dei tuoi anni tra Livorno e Parigi .

Quei colpi improvvisi di male che ti hanno portato oltre le soglie del Tempio , tra le braccia di quella silenziosa signora di nero vestita , ora li sento dentro di me .

Un corpo il mio così simile al tuo seppur di fragile genere che al tempo suo crebbe nel silenzioso abbandono.

Viziosa e virtuosa creatura , spoglia del tuo ego , che tanto si fece arrogante tra le bocche impastate di altri tuo colleghi , che nel benessere ti tolsero la luce che nel freddo inverno parigino ti raccolse , mutevole nel suo far della sera.

Fuligginosa nebbia che ti abbracciò nel ricordo di lei che finalmente sentisti davvero tua , mentre in grembo pulsava il cuore di una bimba che immacolata morte prematura la vinse.


mercoledì 29 ottobre 2025




Sommersa come Atlantide, fu dagli insulti,

ogni passo un graffio, sputi, sussulti.

Camminava a testa alta , lo stesso

tra facce e occhi che le mostravano disprezzo


Si perse nel suo abisso —

per la madre nient'altro che della figlia il riflesso 

fu casa e cella, respiro e castigo,

in un destino , il suo così ambiguo


Amici le eran soltanto 


piccoli immaginari e malevoli alquanto


le sussurravano amore col fiato assente.


con volti di pietra la guardavano arrogantemente

Lei  ingenua nella vita 


ci credeva a quel biente, rimanendo poi annichita 


un fiore nato nel cemento 


strappato a casaccio in un giorno di forte vento


Percorse strade senza luce

scivolò dentro paure che divvennero la sua croce

Solo nella mente respirava, finalmente,

nessuno in quel luogo la giudicava ipocritaente


Le sue lacrime le sfioravano il viso 


come carezze privandola del sorriso 

Sommersa come Atlantide fu di insulti

Ma in quel patimento i suoi colori risorsero finalmente Sciolti


Si alzò dal suo stesso sgomento,

un urlo sporco — ma vivo — nel vento.


domenica 12 ottobre 2025

Due


"Sono stata nella stessa vita due persone così profondamente diverse che quasi non mi capacito di come da una poi, sono arrivata alla seconda Me.

Ma inutile ora recriminare ciò che è accaduto, posso solo analizzare entrambe le Claudie che ho indossato, e supporre che una è esistita per far esistere la seconda e , quindi con una certa ironia sono visceralmente unite da uno strano filo sottile di emozioni contrastanti, a volte feroci altre estremamente umane.

Ora guardo con tenerezza ed un senso di fastidio a quella prima me , impacciata e sempre in prima linea per difendere le cause perse , in nome di ideali nobili e puliti.

Ho creduto fermamente di poter esssere quella strana donna , simpatica , dolce , estremamente sempre disponibile, donna amabile, moglie devota , madre meravigliosa e figlia impeccabile, presente sempre disposta a mettere da parte sé stessa per gli altri.

L'amicizia quanto ha combattuto lei per questo strano rapporto che è così sfuggevole in realtà . Fiducia, e tempo dedicato a chiunque dimostrasse un po' di interesse nei suoi confronti. 

Sono stata una cagna fedele al sistema per troppo tempo.

Poi è accaduto qualcosa che in realtà non so spiegarmi neanche ora ma che mi ha strappato via quella odiosa maschera perfettina , dove corpo e stomaco somatizzavano il mio dolore e la mia tristezza di stare in quel ruolo che sentivo stretto ma indotto dal mio senso di responsabilità.

Di colpo ho sentito il bisogno di evolvermi . La mia vita era un bluff continuo dove era tutto così armonioso e perfetto da darmi il voltasatomaco.

Amicizie finte ed un matrimonio naufragato durante la luna di miele , un amante meraviglioso che in qualche modo mi riempiva quei vuoti esistenziali che stonavano con la mia necessità di liberarmi dalle morse dei benpensanti.

Ma che rumore faceva davvero la felicità che tanto bramavo, non poteva essere tutto là , io dovevo , volevo e sopratutto potevo cambiare , rivoluzionare , e sapevo sarebbe stata una Caporetto.

Un'esplosione che ancora rimbomba , ed un dannato guaio dopo l'altro .

Ricordo una mia frase pronunciata nel 20212


”VOGLIO LIBERARMI DELLE COSE MATERIALI”

Ho sempre avuto qualcosa di magico nelle mie parole , specialmente in quelle rivolte a me stessa, una sorta di benedizione o maledizione, dipende dal punto di osservazione, fattostà che anche in questa occasione come in molte precedentemente , il destino ha preso alla lettera la frase che dissi in un momento di forte sconforto ma energicamente molto attivo.

Ci sono voluti due anni per annientare la prima versione di me , strappando fuori dalla mia dimora umana tutte le emozioni che mi tenevano legata ad un'immagine triste  seppur , essendo un'artista molto colorata e dinamica, rispetto alle persone comuni.

Con le mie mani ho scarnificato ogni traccia di una donna incapace di vivere al di sopra delle regole ma desiderosa di farlo. 

Una crisalide che si è evoluta nella farfalla più magnifica e rara , tutt'altro che delicata , straffotente e irriverente. 

Una splendida Erebia Christi, l'inafferrabile farfalla dei ghiacciai.

Ogni gesta , ogni mia piccola reazione al mondo esterno, mi nutriva di sadica voglia di buttare nel fango ciò che avevo costruito poiché non lo sentivo più mio , ma distante da ciò che stavo diventando .

Un'evoluzione interiore blasonata e calcolata seguendo la logica di tempeste ormonali , emozionali, carnali. IL mio corpo era finalmente Mio e non più un raccapricciante oggetto da mettere in pubblico , ma un meraviglioso abito da indossare e con il quale finalmente divorarlo quel pubblico , indifferente, assente, distratto confuso , inutile.

Quante notti in bianco per cercare di coinvolgere chi si era incollato alle mie membra come puzzolenti cozze andate a male.

Spiaggiate nella certezza ignorante di potermi svuotare .


Ma la nuova me mordei resti di quella  deprimente, precedente me , sognatrice utopistica ,vinta più volte dall'ipocrisia, ma sopraffatta sopratuto dalla sua inesauribile richiesta di amore.

Ora sguardo fiero , mi sento più leggera, seppur la condizione umana è ridotta ai minimi termini, una vita completamente bordeline, ma schierata sempre dalla parte di chi ha coraggio di rischiare e cadere , un milione di volte anche solo per un sorriso.

Nessuno può sapere fino in fondo , che razza di guerra atroce ho vissuto e combatto dentro di me. Una guerra che ha messo ko tutte le certezze che avevo.

Guardo i vecchi dipinti carichi di speranza abbracci ed amore , sorrido perchè in effetti io ho sempre dipinto la speranza di essere felice , amata e accettata in un mondo, che potesse essere in qualche modo mio. 

Ora le mie tele, molto rare sono la summa incondizionata e fortunatamente liberata di quel senso di oppressione e di prigione che sentivo  nelle cose del mondo superficiale e insensibile nel quale , mea culpa ho partorito una bambina."

domenica 24 agosto 2025

POSSESSIONE

 

L’aria era calda, immobile, e il sudore mi colava lungo la schiena. Lei stava lì, con la sua testa per aria, a scribacchiare come se nulla esistesse attorno. Linda. La guardavo da giorni come un predatore fa con la preda. Quel corpo troppo vivo, troppo ostentato nei suoi movimenti. E quelle mutandine che ormai non portava più, lo sapevo. Bastava un suo passaggio in corridoio per sentirmi duro all’istante.

Quel pomeriggio non eravamo soli: io e l’altro ci scambiammo uno sguardo rapido. Un accordo silenzioso. Lei non capì subito, era distratta, ma io già mi muovevo. Quando si voltò verso la porta, pronta ad andarsene con quella scusa idiota della birra, non resistetti: la presi per un braccio e la tirai a me. Sentii il suo corpo irrigidirsi, poi tremare, e in quel tremito c’era già metà della mia eccitazione.

Il mio cazzo premeva duro contro di lei, e volevo che lo sentisse, che capisse cosa stava per succedere. “Prendi una sedia” dissi al mio complice senza nemmeno guardarlo, mentre stringevo la sua vita e respiravo forte contro il suo collo. Volevo che fosse chiaro: ora comandavo io.

Le sue mani provarono a spingermi via, ma era più una danza che una fuga. Dentro di me cresceva un piacere feroce nel vedere quella sua indecisione: vittima o complice? Innocente o puttana? Non le davo tempo di scegliere. In pochi secondi la trovammo legata, i polsi serrati, e l’abito strappato le scivolò giù rivelando un corpo che tremava… non di paura, ma di orgasmo improvviso. Spruzzò bagnandosi le cosce e anche la mia pelle, e io risi. “Non sai nemmeno resistere un attimo, eh?”

Il suo squirt mi incendiò. Mi sentii il padrone del suo corpo, eppure era lei che, in quel gemito, comandava su di noi. Mi inginocchiai davanti a lei e le infilai il cazzo in bocca, senza pietà. La sua gola si contrasse, i suoi occhi si inumidirono. Volevo portarla al limite. Volevo che sputasse, che tossisse, che gemesse. Ogni suo conato era musica, ogni lacrima un segno che stavo vincendo.

Poi fu un vortice: lingue, morsi, dita che affondavano ovunque, il suo corpo teso e sudato. Io e l’altro ci alternavamo, scopandola a turno, tenendola ferma quando provava a ribellarsi, stringendola più forte quando sembrava cedere. Non era solo sesso: era una lotta. Una sfida a chi avrebbe ceduto per primo.

Eppure, più la possedevamo, più avevo la sensazione che fosse lei a possederci. Lei che urlava, lei che non diceva mai basta, lei che trasformava il dolore in piacere. Alla fine eravamo noi due, sudati, stanchi, quasi distrutti… ma nei suoi occhi c’era ancora quella fiamma. La vera vincitrice era lei.

Gioco mal gioioso

 Anni su anni, tempesta questa ingannevole 

di spinta e trattenuta insolente ah diamine 

dica signora lei ci ha capito il diverso verso che riverso su di noi si fa perverso?

sabato 23 agosto 2025

la mosca

 Che poi a me dispiace ammazzare le mosche , in realtà io credo non sia necessario privare qualcuno del proprio alito di vita. 

Ma cazzo pero questa mosca infernale non mi lascia in pace , plana ed atterra sul mio corpo a suo libero arbitrio , si accomoda con quel corpicino che mi ricorda sempre un seme di girasole gonfiato ad elio , si sistema le sue micro ali e poi , aplaude con le zampine davanti le sue amiche che ne seguono l'atterrraggio.

Sorrido e trattengo ancora quel irrfrenabile desiderio di lberare un ridicolo schiaffo che tonfa sordo e nel totale disinteresse della strozetta proprio su quel mio brufolo che mi fa male.

Alla fine quelle micro fastidiose ragazzine , vincono sempre .

Le vedi che sfrecciano via e , svoltano con eleganza verso pertugi dove , mi dispiace sempre metterci sguardo, perchè so già che la mia coscienza matura da quarantenne mi urlerebbe incazzata di dare una pulita, e la mia coscienza fancazzisca invece le urlerebbe di farsi una tisana di gelsomino e betulla , connubio allergico e letale per entrambe le mie coscenze  ma almeno immaginate che pace sarebbe ?

Faccio spallucce , mi siedo di nuovo al computer e , inizio a scrivere il caos che ho nella mia testa . E parlo di quella fastidiosa mosca che ora si fa beffe di me posata sul mio ginocchio.

martedì 12 agosto 2025

INsensato dire rimato

 Ancora non sento il sentir doloroso di un addio insensato 

ancora mi appare così distante ogni istante sospirato

forse è solo un soffio di qualcosa di passato 

che riappare , in un mio destino frastornato 

nel voler immaginare un qualcosa di sperato 

che appare così chiaro un futuro condannato 

amare ahimè è stato un dramma conclamato 

ma nel tuo viso il mio animo rifugiato 

dal tuo dolce muover premure riscaldato

illusione  mia visione di qualcosa di bramato 

tra lenzuola di lino e carezze materne consolato

Taci o zittisciti appena

Taci o zittisciti appena ,  non sento più altro che il tuo incessante blaterare so che non farnetichi ma ti sollazzi giocondo nel tuo sapere...