mercoledì 29 ottobre 2025




Sommersa come Atlantide, fu dagli insulti,

ogni passo un graffio, sputi, sussulti.

Camminava a testa alta , lo stesso

tra facce e occhi che le mostravano disprezzo


Si perse nel suo abisso —

per la madre nient'altro che della figlia il riflesso 

fu casa e cella, respiro e castigo,

in un destino , il suo così ambiguo


Amici le eran soltanto 


piccoli immaginari e malevoli alquanto


le sussurravano amore col fiato assente.


con volti di pietra la guardavano arrogantemente

Lei  ingenua nella vita 


ci credeva a quel biente, rimanendo poi annichita 


un fiore nato nel cemento 


strappato a casaccio in un giorno di forte vento


Percorse strade senza luce

scivolò dentro paure che divvennero la sua croce

Solo nella mente respirava, finalmente,

nessuno in quel luogo la giudicava ipocritaente


Le sue lacrime le sfioravano il viso 


come carezze privandola del sorriso 

Sommersa come Atlantide fu di insulti

Ma in quel patimento i suoi colori risorsero finalmente Sciolti


Si alzò dal suo stesso sgomento,

un urlo sporco — ma vivo — nel vento.


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