Telescopica, irrazionale, la mia ferma idea di te.
Brivido che mi ossessiona,
mi distrae dal resto di me.
Questa landa oscura
di mie convinzioni scevre, ma desuete.
Utopistica dannazione
di sentirmi sempre fuori
dal vostro dannato luogo.
Picchietto con insistenza,
quasi maniacale,
questa tastiera
come si suona un pianoforte.
Le parole sono note
che percepisco ancora prima di farle esplodere,
come una folle farneticazione.
E tu?
Animale,
o essere insopportabilmente prezioso?
Peculiarità rara,
la tua capacità di far sorridere
questo mio animo capriccioso.
Lui, lo sai,
osserva il mio restare,
il mio dominare il tempo e lo spazio
che, imprecando,
si trasformano senza sosta.
Anima bastarda!
La senti la mia pelle
che si è stancata
di lasciarti giocare con lei?
Lascia questo corpo.
Prendi quella fottuta strada
che senti chiamarti
con un'insistente, costante fragilità.
E tu, stupido uomo,
che sogghigni ignaro
dello spazio che un giorno
occuperà la mia profonda assenza...
Resta.
E resto.
Restiamo
a guardarci,
con superficiale
e curioso
inganno.
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