Si crolla,
ma non è la fine dell’anima,
è la sua scossa,
il suo modo feroce
di chiedere verità.
Accade che
non ti riconosci più,
e proprio lì
inizi a cercarti davvero,
tra le macerie
di ciò che non eri più.
Si crolla,
è una dinamica del cuore
che rompe il guscio.
Il cervello perde il suo confine
perché sta imparando
a pensare più grande.
Non riconosci te stessa,
e allora ti reinventi.
Perdi tutto,
e scopri cosa resta.
E ciò che resta
sei tu.
Si crolla,
tra istanti di solitudine e dolore,
ma la solitudine diventa ascolto,
e il dolore
diventa forza che spinge.
Si crolla,
e se non stai zitta
non crolli di più —
cresci di più.
Perché la voce
è muscolo,
e più la usi
più ti sostiene.
Si crolla,
pressata dall’indifferenza,
ma l’indifferenza
non è più una gabbia:
è selezione.
Resta solo chi sa restare.
Si crolla,
e dalle crepe
entra luce.
Non per caso —
perché la luce
ha sempre cercato un varco.
Si crolla,
e si rinasce
con le ginocchia sporche di polvere
e il cuore più grande.
Si crolla,
ma questa volta
non perdi la vita:
la scegli.
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